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Alimentatore stabilizzato variabile con L200


Costruiamo un semplice e robusto alimentatore stabilizzato variabile utilizzabile nel laboratorio, in abbinamento con apparati ricetrasmittenti o per la ricarica di batterie al piombo.

L’alimentatore variabile stabilizzato è indispensabile sul tavolo dell’appassionato di elettronica; solo disponendo di questo apparato è, infatti, possibile procedere al collaudo dei montaggi sperimentali o alla riparazione dei più svariati dispositivi. Se nel settore industriale l’uso degli alimentatori switching è ormai generalizzato, per questi utilizzi si preferisce ancora ricorrere a configurazioni lineari, per la loro semplicità ed il basso rumore in uscita (ripple), caratteristica utile quando si alimentano circuiti audio. Il modello qui proposto, inoltre, ben si presta come alimentatore da stazione per ricetrasmettitori CB o per la ricarica di batterie al piombo come quelle di scooter ed automobili.

LO SCHEMA
È l’applicazione del noto integrato L200, un completo stabilizzatore regolabile dotato di protezioni termica e contro le sovracorrenti. Il componente, adeguatamente raffreddato, potrebbe fornire una corrente massima di 2 Ampere; nello schema proposto (figura 1), invece, l’integrato lavora in parallelo al TR1 (PNP) la cui base è pilotata dalla caduta di tensione introdotta dalla R2; al crescere dell’assorbimento maggiore sarà quindi il coinvolgimento del TR1 nell’erogazione della corrente.

Figura 1: Schema elettrico dell’alimentatore

Alla resistenza R3 è invece affidata la funzione di protezione contro le sovracorrenti utile a salvare integrato e giunzione del transistor in caso di prolungati corto-circuiti sui morsetti d’uscita; il valore di questa resistenza può essere calcolato con la formula:

R3 = 0,4 : Ampere Max

Eventuali valori fuori standard possono essere ottenuti collegando in serie od in parallelo più resistori. Il circuito è completato dal diodo D1 utile ad eliminare extra-tensioni negative generate da eventuali motorini elettrici o relé e dai condensatori C8 e C9 con funzione di blocco RF, mentre agendo su R4 si modifica la tensione in uscita che non può comunque scendere sotto i 2,8 V fissati da un riferimento interno all’integrato.

COSTRUZIONE
Per l’assemblaggio del nostro alimentatore è consigliabile servirsi di un contenitore metallico utile allo smaltimento del calore e ad ottenere un funzionamento affidabile anche in presenza di campi RF, nella foto potete notare la soluzione che ho adottato. Il trasformatore che ho scelto è un efficiente toroidale da 18 V 80 VA (4,4 Ampere) sufficiente per la maggior parte delle applicazioni, ma nulla vieta di utilizzare un trasformatore tradizionale. Il limitatore della corrente massima è stato però dimensionato sul valore di 8 Ampere essendo la R3 composta da due resistenze a filo da 0,1 ohm 5 W poste in parallelo (= 0,05 ohm), soluzione questa consigliabile per evitare che la protezione possa intervenire in modo indesiderato quando si alimentano ad esempio amplificatori audio. Svariati sono i transistori (PNP) utilizzabili per TR1, dai più anziani BDX18 agli MJ2955 fino al più robusto MJ 4502 (30 A 200 W). In ogni caso il finale andrà fissato su un adeguato dissipatore facendo uso dell’apposito kit di isolamento, mentre per IC1 è sufficiente un dissipatore di piccole dimensioni. Una nota a parte merita il trimmer R4: fissato sul pannello posteriore del contenitore tramite un piccolo circuito stampato, è regolabile tramite un giravite, soluzione ideale per evitare gli azionamenti involontari che potrebbero costare la distruzione del carico collegato. Per la ricarica di batterie al piombo conviene preparare un apposito cavo (figura 4) dotato sul terminale positivo di due diodi da 3A (per esempio, BY255) posti in parallelo, regolando poi l’alimentatore sui 7,2 V per le batterie da 6 V e sui 14,4 V per le batterie da 12 V; quando la lancetta dell’amperometro sarà tornata sullo zero i nostri accumulatori saranno completamente carichi.

Figura 2: Circuito stampato in scala 1:1 (lato rame)

Figura 3: Piano di montaggio

Figura 4: Realizzazione del cavo per l’utilizzo come caricabatteria

Articolo di Marco Lento pubblicato su Fare Elettronica n.235 di gennaio 2005 – www.farelettronica.it   © Riproduzione vietata, tutti i diritti riservati.

  1. alimentator
    4 maggio 2011 alle 14:35 | #1

    molto interessante questo progetto
    volevo segnalarvi un articolo che parla di come minimizzare il residuo switching nelle uscite dei regolatori lineari

    http://it.emcelettronica.com/minimizzare-residuo-switching-nelle-uscite-dei-regolatori-lineari-subs-ita

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